PARROCCHIA “MARIA MADRE DELLA DIVINA PROVVIDENZA”

 

CENTRO STUDI SAN PAOLO DEI PADRI BARNABITI DI FIRENZE

 

 

 

 

 

 

 

 

ANNO GIUBILARE PAOLINO

28 GIUGNO 2008- 29 GIUGNO 2009

CHI ERA SAN PAOLO?

 

  La biografia di san Paolo si ricava   dalle sue lettere e dagli Atti degli Apostoli.

  Originariamente il suo nome era Saul o Saulo, che significa “il desiderato”.      

Nasce qualche anno dopo Gesù da una ricca famiglia della diaspora ebraica, nella città di Tarso, nell’odierna Turchia.

Tarso era una città commerciale, ricca e  piena di traffici, dove si incontravano varie culture  e religioni, particolarmente vivace e animata da fiorenti scuole filosofiche.

 

 

 


La città di Tarso in Cilicia (attuale Turchia)

 

Il giovane Saul riceve una buona educazione: parla il greco come lingua madre assimilandone anche la tradizione culturale e, venendo da una famiglia ebraica, viene educato anche a tale cultura e apprende la lingua dei padri.

Adolescente si reca a Gerusalemme per approfondire la conoscenza della parola di Dio alla scuola di Gamaliele, un grande rabbino, colto, raffinato e famoso.

 

Benché abbia vissuto a Gerusalemme negli stessi anni in cui anche Gesù la frequentava, risulta che i due non si siano mai incontrati in vita.

Finiti  gli studi a Gerusalemme Saul ritorna nella propria patria, a Tarso, dove comincia ad esercitare il lucroso mestiere dei  genitori che, probabilmente, è quello di fabbricanti di tende.

   Gamaliele in consiglio      Era questo un buon mestiere perché rivolto essenzialmente alla produzione e riparazione delle tende da viaggio e, in un mondo come quello antico mediorientale, avere delle tende dove  pernottare per difendersi dal vento, dal freddo e dall’acqua era molto importante.

 Così questo giovane che torna da Gerusalemme a Tarso pieno di passioni e di ideali per la sua fede ebraica, si immerge nel lavoro, almeno per alcuni anni, nella bottega dei suoi genitori.

Ma sopraggiunge improvvisa una crisi spirituale, un senso di insoddisfazione, un profondo ripensamento che lo spinge a tornare di nuovo a Gerusalemme: lascia così Tarso, il suo ambiente, il suo lavoro ed i parenti. Siamo nel periodo in cui Gesù è già morto e risorto:    Pentecoste

il mistero pasquale è compiuto, lo Spirito santo è sceso sugli apostoli, ha infiammato i loro cuori ed essi hanno cominciato a predicare l’Evangelo, la buona novella, la salvezza per il mondo che è la persona di Cristo.

Il crocifisso è risorto, ha vinto la morte, ha reso efficaci e vere le sue parole: l’uomo è redento, riscattato, il Regno di Dio Padre è presente, Gesù è veramente il figlio di Dio, il Salvatore del mondo                                                         .

Siamo quindi dopo l’anno 33 e a Gerusalemme Paolo è attratto dai farisei, un gruppo religioso pio, colto, innovativo ed aperto nell’interpretazione ed osservanza della Scrittura sacra, a differenza dei sadducei, altro gruppo formato da ebrei molto conservatori e chiusi ad ogni novità.  

I sadducei, di discendenza aristocratica e sacerdotale, erano rigidamente osservanti dei primi cinque libri della Bibbia ebraica, non riconoscevano la risurrezione dei morti ed erano molto propensi al compromesso politico con i dominatori romani.

 I farisei ammettevano anche altri libri della Bibbia, riconoscevano la resurrezione dei morti, non erano molto propensi a compromessi politici.

 Non a caso, nelle sue lettere,  Paolo si vanterà di essere stato fariseo.

E’ così che il giovane Saul, ripieno di entusiasmo per la religione dei padri  lascia il suo agiato mestiere, il tepore della sua casa ed i suoi parenti per dedicarsi interamente al servizio della Parola di YHWH.

  Dobbiamo pensare a questo contesto per capire il suo primo rapporto con la comunità cristiana: il fariseo Saul sente e vive come una tremenda eresia la nascita di quel piccolo gruppo formato dai cristiani che, nei primi tempi, vivono all’interno dell’ebraismo e che gli ebrei chiamano il gruppo dei Minim, cioè degli eretici.  

Queste persone predicano la resurrezione di un crocifisso, che si era proclamato addirittura figlio di Dio, presentato come il Messia: una dottrina scandalosa, inaccettabile per il pio fariseo.

Il Messia predicato ed atteso dai farisei, doveva essere un nuovo Re, come David, un sovrano potente, in grado di liberare il suo popolo e renderlo grande e forte sopra tutte le nazioni. 

Gesù era stato crocifisso , era il debole, l’escluso, aveva subito la morte dei “maledetti da Dio” secondo quanto era scritto nel libro sacro del Deuteronomio: ecco il motivo dello scandalo, l’impossibilità di capire, l’inaccettabilità del messaggio.

Non ci sono dubbi per lui: questa eresia deve essere distrutta e si offre di condurre la lotta decisiva.

     Per questo motivo richiede l’investitura ufficiale dei capi farisei, probabilmente anche dello stesso Sinedrio, per andare a perseguitare i cristiani che, combattuti a Gerusalemme, si stanno diffondendo in altri luoghi. In modo particolare uno dei centri di diffusione della nuova eresia sembra essere Damasco, in Siria.  Ottenuta questa investitura Saul parte per la Siria con la ferma intenzione di perseguitare i cristiani, incatenarli e condurli in nome dell’autorità del Sinedrio a Gerusalemme, dove saranno severamente puniti e ricondotti all’osservanza della Legge. Ma proprio sulla via di Damasco accade       La lapidazione di

l’imprevedibile e si verifica l’evento che cambierà per sempre la sua vita.    santo Stefano

  Siamo intorno al 36 d.C.

Quello scandalo insopportabile, quel Gesù che lui perseguita nei suoi discepoli, i cristiani, lo raggiunge improvvisamente ed inspiegabilmente nel più intimo del suo essere.

Quello che succede rientra nei misteri più profondi della storia di un essere umano in rapporto alla misericordia divina, ciò che Paolo sperimenta supera la nostra comprensione, anche se possiamo cercare in qualche modo di capirlo dai suoi scritti e dalla sua vita. In realtà in Saul avviene molto più di una conversione o di un cambiamento, avviene uno sconvolgente  incontro con Qualcuno, “Io sono colui che tu perseguiti”. Saul non arriva a Cristo con ragionamenti ma attraverso un’esperienza personalissima dell’intima realtà del Cristo risorto.

Nell’incontro Saulo cade a terra, non riesce a più a vedere: è come una morte simbolica che gli  impedisce di camminare spogliandolo di tutte le sue certezze.

Questo incontro lo cambia totalmente: intuisce tutto ciò che dirà al mondo con la sua nuova vita e con la sua opera di apostolo continuata fino alla morte.

Egli comprende che il cristianesimo non è qualcosa, non una dottrina, non un sistema filosofico, non una religione misterica, ma è qualcuno, è Gesù Cristo vivente.

 Da quel momento lui annuncerà solo Cristo, vivrà solo in Cristo e annuncerà  al mondo, che il figlio di Dio è venuto fra noi, è morto per noi, è risorto per noi, è vivo, vive in noi e in Lui è possibile trovare il senso della vita e della storia.

In Cristo e solo in Lui ci sentiamo liberati dalle oppressioni che si trasformano spesso in prepotenze, dalle fragilità che ci fanno diventare marionette mosse dal male, dalla paura di amare che ci impedisce rapporti veri con i nostri simili, dal peccato che ci allontana dal nostro essere e possiamo iniziare una vita nuova piena di amore e di speranza.

Capisce che essere cristiani vuol dire semplicemente ma radicalmente, essere in Cristo Gesù. In questo incontro nasce l’Apostolo delle genti.

 In seguito avverrà anche il cambiamento del nome da Saul a Paolo perché intorno al 43 dopo Cristo un proconsole romano di nome Paolo, della famiglia dei Paoli, si convertirà alla fede cristiana grazie alla predicazione di Paolo, di colui che era chiamato Saul. E dunque questo nome gli viene dato                       La conversione di san Paolo   per dire: “ecco, lui è quello che ha convertito Paolo”, è una delle prime conversioni clamorose che, insieme a tante altre, cambieranno il volto della storia.

 

IL CAMBIAMENTO DI PAOLO .

 

Dal giorno della conversione Paolo diventa solo ed esclusivamente  l’apostolo di Cristo, colui che parla per Cristo Gesù. Egli era talmente ripieno di Cristo che alcuni sono arrivati ad affermare che il vero fondatore del cristianesimo è Paolo e non Gesù.

 Chiaramente queste sono interpretazioni errate che non tengono conto della realtà: Paolo dice sempre in ogni lettera: “io sono l’apostolo di Gesù Cristo, sono il prigioniero del Signore sono il suo servo, addirittura il suo schiavo” e in lui tutto si spiega alla luce di Cristo, senza Cristo non ci sarebbe Paolo.

Così Paolo cambia la sua vita; da quel momento inizia un’attività continua fatta di viaggi, predicazioni, fondazione di chiese, prigionia, fughe, lettere, lotte, pianti, preghiere, senza un momento di sosta, tutto teso ad un solo scopo: portare Cristo alle genti, impedire che Cristo sia travisato, strumentalizzato, diminuito.  All’inizio i primi momenti sono quelli del silenzio, sappiamo che Paolo per alcuni giorni addirittura non vede più nulla, non capisce niente, è chiuso in un profondo stordimento ed isolamento.  Poi gli si aprono gli   occhi con l’aiuto di un uomo che gli è stato inviato dal Signore, un certo Anania.

Cappella di san Anania a Damasco

 

Ricordiamo che Anania non era un maestro, un grande saggio, un filosofo, un medico o uno scienziato, ma un uomo buono, semplice, che viveva in ascolto di Dio.  E’ bello ricordare che il Signore si avvale degli umili per compiere cose grandi nel mondo!  Poi la solitaria riflessione nel deserto, per raccogliersi nel silenzio della sua meditazione sulla Parola di Dio, su Cristo Gesù, per capire i nuovi avvenimenti della sua vita. Infine il viaggio a Gerusalemme, accolto dai primi cristiani con grande speranza mista a molta paura.

Egli che era stato il grande persecutore della comunità sarà davvero ripieno di Cristo? Sarà un infiltrato? Sarà una grande grazia per la comunità? .

E’ in questo periodo che nella storia di Saul entra Barnaba, uno dei primi cristiani, una figura eccezionale, che gli sarà accanto dandogli fiducia e sarà per lui un caro amico nella fede rendendosi garante per lui nei confronti della comunità.

Se l’amicizia di Barnaba è importante non è però sufficiente per neutralizzare tutti i problemi perchè la presenza di Paolo crea varie difficoltà ai cristiani di Gerusalemme.

 Infatti l’odio degli ebrei contro di loro diventa ancora più acuto perché colui che avevano investito del compito di sradicarli è diventato il loro complice, il persecutore è tornato convertito.  La comunità cristiana chiede l’allontanamento e Paolo è costretto a lasciare Gerusalemme, a tornare a Tarso: questi sono forse i momenti più duri della sua vita.

Per tre o quattro anni dovrà riprendere il lavoro d’un tempo, fra l’indifferenza e il sospetto di coloro che lo amavano, gli amici di un tempo ed i suoi stessi familiari. Sicuramente in quel periodo la sua fede è provata duramente e si rinsalda nell’amore per Cristo Gesù.  Poi, accolto con gioia, Barnaba si reca personalmente a Tarso,            Paolo e Barnaba

lo conforta, lo prega di andare con lui ad Antiochia dove ci sono dei credenti che lo aspettano.                                                                                                                        

    Antiochia di Siria ha una grande importanza per i primi cristiani: lì si erano rifugiati i fedeli perseguitati a Gerusalemme, soprattutto dopo l’uccisione di Stefano e lì per la prima volta i discepoli vengono chiamati cristiani. Paolo, accompagnato da Barnaba  va ad Antiochia ed inizia una fase nuova della sua vita: finalmente può esprimere tutta la passione per Cristo nell’annuncio del Vangelo.

Grotta di san Pietro in Antiochia di Siria.

(Qui, secondo la tradizione, si riuniva la prima comunità cristiana con Barnaba, Paolo e Pietro che si fermò ad Antiochia per qualche anno <42-48 d.C.>, prima di recarsi a Roma. La tradizione precisa che  fu donata alla Chiesa da Luca, diventato poi l'Evangelista San Luca, originario di Antiochia.)

 

 

Con la comunità di Antiochia vengono programmati i primi viaggi missionari.

Ma, come sempre accade nella vita di una persona totalmente dedita a Dio,  cominciano anche altre incomprensioni e sofferenze: la prima sarà col carissimo amico e fratello nella fede Barnaba.

La questione si riferisce alla valutazione di un giovane, un certo Giovanni Marco, forse Marco evangelista, che Barnaba vorrebbe portare con sé nella predicazione, ma che Paolo rifiuta perchè in una precedente missione era andato con loro, ma poi, per varie difficoltà incontrate per la diffusione della buona notizia di Cristo, si era allontanato lasciandoli soli. Paolo, che era molto più rigoroso di Barnaba, più pieno di fuoco e di passione, non lo vuole con sé; Barnaba insiste ed allora i due, preso atto della divergenza, si separano e questo sarà un grande dolore per lui. Soltanto a distanza di anni Paolo riconoscerà che Barnaba aveva ragione.

L’apostolo Paolo da quel momento viaggerà per l’intero mondo antico, da Gerusalemme all’Asia Minore, poi in Grecia, Atene, Corinto, al centro dell’impero, a Roma, e poi è ipotizzabile anche un suo viaggio in Spagna, dove al tempo si pensavano “i confini della terra”.

L’intero mondo antico è méta dell’apostolo, per portare dovunque il Vangelo, la buona notizia: che il Cristo, da lui incontrato, è il Signore della storia, il nostro Redentore, la salvezza del mondo.

 

 

I viaggi di San Paolo

 

IL SUO MESSAGGIO.

 

Il messaggio di Paolo è scritto nella sua vita che si spiega in un solo modo: in Cristo. Tutta la sua vita è stata costruita su un rapporto: un rapporto con l’Altro.

All’inizio, quando era un giovane ebreo ardente, pieno di entusiasmo, l’Altro era YHWH, il Dio vivo, trascendente, dei profeti, della Torah, dell’Alleanza.

 Poi avviene l’incontro con Cristo risorto ed il rapporto è con Lui, per sempre, nel bisogno di portare agli altri questa relazione d’amore, questa esigenza d’amore del Dio che è Amore.

E’ partendo da qui che si capisce il messaggio dell’apostolo.

San Paolo è un innamorato del Dio vivente e attraverso la rete di relazioni che costruisce in tutto il mondo antico, realizza l’amore che ha con Cristo Gesù: l’amore donato viene ridonato, riversato al mondo, non astrattamente, ma in modo concreto, reale, vitale: egli ama profondamente i suoi fratelli, prega per loro, li sgrida, li corregge, li sorregge, li supplica, li educa; il tutto sempre in Cristo Gesù.

Si può dire che anche l’ultimo gesto della sua vita, estremamente toccante, il suo martirio, è segnato ancora una volta dal rapporto, dalla relazione:  morendo ci dice che il Cristo è la speranza della sua vita, Egli lo accoglie e l’aspetta come il fratello da tanto tempo atteso e da sempre amato. Senza alcun dubbio si può dire di Paolo:

 

Vive con un solo scopo: per Cristo. E’ inserito in una nuova vita: in Cristo. Insegue un solo traguardo: con Cristo. Ama Cristo tanto da dare tutta la vita per portarlo agli altri.

      

 

      Martirio di san Paolo            

San Paolo è stato un uomo scomodo e inquietante, perchè annuncia non qualcosa ma Qualcuno ed in modo radicale e definitivo.

Se con la sua predicazione disturba tanto l’ascoltatore di allora che il lettore di oggi, apre però degli orizzonti sconfinati alla nostra vita, alla necessità di amore, di comprensione e di redenzione che è nei nostri cuori, orizzonti pieni di senso e di speranza per tutti.

Ha abbattuto barriere religiose insormontabili, ha affrontato problematiche dirompenti in modo radicale, ha saputo essere fedele alla verità piena e non parziale o accomodata, ha risposto all’amore del Padre riamandoLo sempre e fino alla fine.

 La specifica vocazione di Paolo è quella del testimone della misericordia divina che si è manifestata nella storia degli uomini e il testimone non cerca di piacere agli uomini, ma di piacere a Dio.

Chi ha un cuore vero capisce che questo uomo, forse piccolo, malaticcio e debole, ha risposto all’incontro col Redentore con una fede che è stata più forte di tutte le difficoltà, superate e vinte stando in Cristo Gesù, e capisce anche che solo una fede vera, profonda, radicata nella persona di Cristo può continuare a donare al mondo la salvezza.

 

 

 

Tomba di san Paolo

 (Roma, Basilica di San Paolo fuori le mura)

 

 

Breve cronologia della vita di san Paolo.

 

(Molte date sono approssimative perché

non disponiamo di elementi precisi in merito a fatti o personaggi citati nelle lettere o negli Atti degli Apostoli)

 

Anno 5 – 7 d.C. data probabile della  nascita a Tarso

Anni 34-35: conversione

Anni 34-36: soggiorno a Damasco e in Arabia

Anni 36-37: prima visita a Gerusalemme

Anni 37-42: soggiorno a Tarso
Anno 43: soggiorno ad Antiochia di Siria


Anno 44: seconda visita a Gerusalemme


Anni 45-48:  PRIMO VIAGGIO MISSIONARIO


Anno 48: terza visita a Gerusalemme

Anni 49-52: SECONDO VIAGGIO MISSIONARIO


Anni 49-50: soggiorno a Filippi
Anni 50-51: soggiorno a Tessalonica e a Berea
Anni 51-52: soggiorno ad Atene e a Corinto

Scrive la I e II lettera ai Tessalonicesi

Anni 53-58: TERZO VIAGGIO MISSIONARIO

Anni 54-57: soggiorno a Efeso

Scrive la lettera ai Galati e la  lettere ai Corinti

Anno 57: visita a Corinto

Anno 58: scrive la  lettera ai Romani

Anno 58: in Macedonia e ultima visita a Gerusalemme: arresto

Anni 58-60: prigionia a Cesarea
Anno 61: naufragio e arrivo a Roma
Anni 61-63: prima prigionia romana

Scrive:

lettera agli Efesini
lettera ai Colossesi
biglietto a Filemone
lettera ai Filippesi

(di questa non siamo sicuri del periodo)

Anni 63-64: viaggio in Spagna (non sicuro)
Anni 64-66: viaggio in Oriente: Efeso, Creta, Macedonia

Scrive:
I lettera a Timoteo
lettera a Tito

Anni 66-67: seconda prigionia romana

Scrive la II lettera a Timoteo

Anno 67: probabile anno della morte.

 

Quale cittadino romano non fu crocifisso, come san Pietro, ma decapitato.

 

 

I suoi resti mortali sono presso la Basilica romana di san Paolo fuori le mura.

 

 

Le lettere di San Paolo

Sono giunte a noi 13 lettere considerate paoline. Originariamente si considerava paolina anche la lettera agli ebrei, oggi ci sono alcune difficoltà di attribuzione.

 

(Si riporta anche l’anno probabile di stesura.  In grassetto sono riportate le lettere che si reputano scritte in modo diretto da san Paolo. Le altre si presumono scritte da suoi discepoli e riportanti comunque il suo pensiero.)

 

ELENCO:

 

- 1a ai Tessalonicesi, fra il 51 e il 52

- 2a ai Tessalonicesi, fra il  51 e il 52

- 1a ai Corinzi circa anno 55

- 2a ai Corinzi circa anno 57

- ai Galati fra il 56 e il 57

- ai Romani circa anno 57

- agli Efesini fra il 61 e il 63

- ai Filippesi fra il 61 e il 63

- ai Colossesi fra il 61 e il 63

- a Filemone fra il 62 e il 63

- 1a a Timoteo fra il  65 e il 66

- 2a a Timoteo fra il 66 e il67

- a Tito fra il 65 e il 67

- agli Ebrei (?).

 

Ricordiamo che le lettere sono state scritte in occasione di avvenimenti particolari che interessavano le singole comunità a cui sono indirizzate. La sola lettera che ha un contenuto più organico da un punto di vista dottrinale è quella ai romani.

 

Ogni lettera ha un carattere affettuoso, risponde a problematiche specifiche e ribadisce l’intera verità di Cristo Gesù: “Figlio del Padre”, “nato da donna”, vissuto con i suoi discepoli, “crocifisso per la salvezza di tutti”, “risuscitato dai morti ed apparso” a vari testimoni, “redentore” di ogni uomo che abbia “fede” in Lui.

 

La prima lettera ai tessalonicesi è il primo scritto cristiano a noi giunto.

 Nelle lettere paoline ritroviamo molti elementi fondamentali della fede cristiana: il racconto della risurrezione di Gesù, l’istituzione dell’Eucaristia, l’affermazione che la Chiesa è corpo di Cristo, il battesimo quale rito di passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, redento ed in Cristo…

 

Paolo è stato un grande indagatore della fede in Cristo, ma nelle sue lettere troviamo anche espressioni bellissime rivolte alle comunità cristiane.

 Vediamo alcuni esempi:

 

Dalla lettera ai filippesi, capitolo 4, 4-9:

 Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!”

Dalla lettera ai romani, capitolo 12, 9, 21.:

“La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male.”

 

 

 

 

Dalla prima lettera ai corinzi, capitolo 13, 1-13:

 

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”

 

Dalla lettera ai galati, capitolo 5, 13-26

 

Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!  Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.  Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come gia ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è legge.  Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.

(Per l’apostolo “vivere secondo la carne” significa una vita che prescinde da Dio, dalla Sua redenzione e dal Suo amore)

 

Dalla prima lettera ai tessalonicesi, capitolo 2, 13 e capitolo 4, 1-12

 

Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l'avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete.(..)

Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù: avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e così gia vi comportate; cercate di agire sempre così per distinguervi ancora di più. Voi conoscete infatti quali norme vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come gia vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito. Riguardo all'amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo voi fate verso tutti i fratelli dell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, a farlo ancora di più e a farvi un punto di onore: vivere in pace, attendere alle cose vostre e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, al fine di condurre una vita decorosa di fronte agli estranei e di non aver bisogno di nessuno.

 

 

Per saperne di più.

 

A chi volesse approfondire il pensiero e la vita dell’apostolo si consiglia:

 

Ø  Romano Penna: Paolo di Tarso. Un cristianesimo possibile.   Edizioni San Paolo, 2000

Ø  Rinaldo Fabris: Lettere di Paolo.  Edizioni Istituto San Gaetano, 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

San Paolo scrive le sue lettere