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Il carisma


Concetto di "carisma"

Nella Chiesa cattolica il carisma è un dono particolare dello Spirito Santo, elargito al fedele cristiano     per la crescita, lo sviluppo e la santificazione della comunità ecclesiale.
Lo Spirito Santo, che, come il vento, soffia dove vuole (Gv. III,8), stimola fedeli, perché intraprendano     opere, secondo le situazioni concrete della Chiesa: il carisma rispecchia le condizioni spirituali e morali     dei fedeli di uno specifico luogo, durante un momento particolare.
Tra i molteplici carismi, assume particolare dimensione, nella Chiesa, quello di fondazione di istituti, di    famiglie o di movimenti: nascono opere nuove a servizio della comunità.


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Sant'Antonio Maria Zaccaria
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Il carisma dei Barnabiti

Il carisma dei Barnabiti è il Carisma Zaccariano, cioè lo stesso carisma del santo fondatore.
Dunque per comprendere a pieno il carisma barnabitico occorre tenere presente la figura dello Zaccaria e dell'ambiente in cui è vissuto. Antonio Maria Zaccaria è vissuto nella prima metà del secolo XVI, in pieno Rinascimento (clicca qui per la storia della vita di S. Antonio Maria Zaccaria). E' un tempo di pieno fermento di riforma all'interno della Chiesa (clicca qui per accedere a notizie sulla situazione culturale e religiosa dell'epoca), e S. Antonio Maria si inserisce in quella larga schiera di santi che hanno contribuito alla trasformazione della Chiesa dall'interno. 
Antonio Maria Zaccaria, però, indica una precisa prospettiva alla riforma.

"Il vero fine della riforma si conoscerà in questo:
  • se cercheremo solo il puro Onore di Cristo,
  • la pura Utilità del Prossimo
  • i puri obbrobri e vilipendi di sé stesso."
(Scritti 1975. Cost. XVI, pag. 278).

"Ricordate questo solo: l’uno e l’altro nostro Beato Padre, Paolo Apostolo e Padre Fra’ Battista, ci hanno mostrato tal grandezza e nobile larghezza d’animo
verso il Crocifisso, e verso le pene e obbrobri di noi stessi, e verso il guadagno e perfezione consumata del prossimo che, se non avessimo un desiderio infinito delle dette cose, non saremmo reputati suoi figlioli e figliole, se non bastardi e muli.
" (L. V, p. 52)

Ma cerchiamo di comprendere meglio cosa intendeva Antonio Maria e in cosa consiste allora il carisma barnabitico.
 

Elementi costitutivi del carisma barnabitico

In sostanza il carisma specifico dei Barnabiti (così come è stato incarnato, vissuto e trasmesso dal loro padre fondatore) si può riassumere in due elementi fondanti:
  1. Rinnovazione del fervore cristiano (L. VI. Scritti, Roma 1975, p. 65)
  2. Riformare sé stessi per riformare gli altri 
Dove il "riformare sé stessi per riformare gli altri" indica una prospettiva di vita che si apre ad un equilibrio fra due dimensioni: la vita contemplativa (spirituale) e la vita attiva (l'apostolato).

Riformare se stessi: ovvero elementi di vita spirituale

- Santificazione: andare al Crocifisso.
L’universale chiamata alla santità, da parte del Signore Dio Altissimo, esplicita nell’Antico Testamento ‘Siate santi, perché io sono santo’ (Lev. XI, 44.45; XIX,2; XX,7.26; 1Pt. I,16), si definisce, nel Nuovo Testamento, con l’indicazione del modello preciso da seguire e imitare: ‘Questi è il mio figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo’ (Mt. XVII,5. III, 17).

Antonio Maria Zaccaria recepisce questo messaggio attraverso lo spirito dell’Apostolo Paolo, il quale si è identificato con Cristo e Cristo Crocifisso: ‘non sono più io che vivo ma Cristo vive in me’ (Gal. II,20); ‘fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo’ (1Cor. XI, 1; IV,16; Fil. III, 17); ‘noi predichiamo Cristo crocifisso’ (1Cor. I, 23); ‘siete diventati imitatori nostri e del Signore’ (1Tes. I, 6).

Ai suoi discepoli spirituali Antonio Maria Zaccaria richiama, con le parole di S. Paolo la responsabilità di rispondere alla propria vocazione: ‘Considerate la vostra chiamata (1Cor. I, 26), Fratelli carissimi!. Se noi vorremo bene esaminarla, riconosceremo facilmente ciò che essa ricerca da noi’ (Allocuzione, p.108).

"Deh! Figlioli e Piante di Paolo, slargatevi (2Cor. VI,11-13), che chi vi ha piantato e piantano sono più larghi dell’abisso! E non vi fare minori della vocazione alla quale siete stati chiamati (Ef. IV, 1). Se vorrete, sarete fin d’adesso eredi e legittimi figlioli del nostro santo padre e santi grandi, e sopra di voi il Crocifisso slargherà le sue mani" (L. VII, p. 66).

"Andrete al crocifisso e alla croce"(L. III, p. 45).

- Vittoria su di sé: 
  • Conoscere i propri difetti.
    "Vi sforziate di conoscere i vostri principali difetti, e maxime il difetto e vizio che è il capitano generale in voi e ottiene il principato sopra gli altri in voi. Avendo principalmente l’occhio ad uccidere quello, sforzatevi però ancora di ammazzare gli altri che vi accorreranno, facendo come fa quello il quale vuole ammazzare il capitano dell’esercito posto in mezzo alle squadre: avendo l’occhio di arrivare a quello e tenendo sempre gli occhi addosso come al più eminente, nondimeno si va facendo la strada   ammazzando ognuno che gli occorre. Così fate voi con i vizi" (L. III, p. 43-44).
  • Combattere le passioni.
    "Insegni ai Novizi a imparare a rompere così tutte le loro voglie, che si contristino se faranno al loro modo  e si rallegrino e glorino di vera gloria, facendo al modo di altri, purché però le cose non siano espressamente male" (C. XII, p. 255).
      "Domandino a Dio di voler rompere tutte le loro volontà" (C. XII, p. 255-256).
  • Acquistare la scienza interiore.
    "Esortiamo e vogliamo che ciascuno si diletti e studi di avere piuttosto quella che gli potrà insegnare a fare dei libri che acquistare la sola esteriore scienza nei libri degli altri; ciò farete con la vera imitazione di Gesù Cristo Crocifisso, con la vittoria omnimoda e totale di voi stessi, con la dominazione delle vostre passioni" (C. X, p. 240).

- Combattere la tiepidezza.

"Ti è necessario camminare per la via della separazione e maxime dalla tiepidezza" (S. VI, p. 202).

"Desidero di voi che non cadiate in tiepidezza, ma che cresciate di continuo, perché se vi lasciaste, per caso, allacciare dalla tiepidezza, non diventereste spirituali, ma sareste più presto carnali" (L. XI, p. 80)

"Bandita ogni sorta di reputazione interiore e di consolazione, diventerete apostoli per rimuovere non solo l’idolatria e altri difettoni grossi delle anime ma distruggerete questa pestifera e maggior nemica di Cristo, la quale sì grande regna ai tempi moderni: madonna, dico, la tiepidità" (L. V, p. 49-50).

- Fervore.
  • Vincere l’irresolutezza e la negligenza.
    "Su, su, Fratelli! Se finora in noi c’è stata alcuna irrisoluzione. gettiamola via, insieme alla negligenza:  corriamo come matti non solo a Dio, ma ancora verso il prossimo, il quale è il mezzo, che riceve quello che non possiamo dare a Dio, non avendo Egli bisogno dei nostri beni" (L. II, p. 35-36).
    "Orsù fratelli, levatevi ormai, venite meco insieme, che voglio estirpare queste male piante, acciò imitar possa il Salvatore nostro, il quale si firmò contro l’irrisoluzione con l’obbedienza fino alla morte (Fil.II 8) e corse, per non essere negligente, all’obbrobrio della Croce, contempta ogni confusione" (Ebr. XII,2 / L. II, p. 34-35).
    "L’irrisoluzione fa l’uomo mutabile come la luna. Oltre che, ancora, l’uomo irrisoluto sempre è inquieto, e mai si può contentare etiam nei grandi contenti; si rattrista facilmente e si adira; e ricerca facilmente le sue consolazioni" (L. II, p. 32).
  • Essere solleciti nell’operare.
    "Se non provvediamo a questa mala erba, essa produce in noi un pessimo effetto, cioè la negligenza, la quale è totalmente contraria alla via di Dio. Perché l’uomo deve ben pensare e ripensare, trutinare e ritrutinare, quando ha da fare qualche effetto di importanza; ma pensato che l’ha, ovvero consigliatosi, non deve farci poi dimora all’esecuzione: perché nella via di Dio la potissima cosa che si ricerca è la prestezza e sollecitudine" (L. II, p. 33).
  • Rinfocolare il fervore iniziale anche nell’aridità esterna.
    "Insegni ai novizi il modo non dico di conservare, ma di aumentare il loro fervore noviziale, facendo loro sapere che non proficere è deficere (S.Bernardo Epistola 385; P.L. CLXXXII,587), insieme avvertendoli di questo: altra cosa è fervore e devozione esteriore e altra cosa è Fervore e vera Devozione" (C. XII, 264).
    "(Il novizio) anche senza fervore esteriore, maggiormente e più veramente si infervori nel divino Fervore e spirituale profitto" (C. XII, p. 74).

- Gradualità e progresso continuo. 
"Il desiderio mio fu sempre di vedervi crescere di momento in momento" (L. X, p. 75).
  • Separazione dal vizio.
    "Ti è necessario camminare per la via della separazione e maxime dalla tiepidezza" (S. VI, p. 202).
    "Quello che vuole diventare spirituale comincia a tagliare via da sé: e quando un dì ha tagliato via una cosa, l’altro dì ne taglia via un’altra, e così va perseverando fino a che abbia tolto via la pellazza e la scorza della carne: taglia via le parole inutili, i modi stizzosi, fuggire gli onori, abbracciare i vituperi e le risbassazioni, stare nell’orazione, levare spesso la mente a Cristo…." (L. XI, p. 82 passim).
    "Vuoi tu non far peccati mortali? Fuggi i veniali. Vuoi tu ancora fuggire i veniali? Lascia qualche cosa lecita e concessa. Come: vuoi tu non peccare nel mangiare per sensualità di gola, che è forse veniale? Lascia qualche cosa dilettevole e concessa" (S. VI, p. 202).
  • Progresso continuo.
    "Vorrei che aveste l’occhio vostro a fare ogni dì qualche cosa di  più e scemare ogni dì qualche appetito  e sensualità; e questo per amore di voler crescere in virtù e diminuire le imperfezioni, e fuggire il pericolo di cadere in tiepidezza" (L. XI, p. 82 -83 passim).
      "È necessario che l’uomo che vuole andare a Dio vada per gradi e ascenda dal primo al  secondo, da quello al terzo, e così ‘successive’ e non può cominciare dal secondo e lasciare il primo, perché le sue gambe sono corte, i passi suoi sono brevi" (S. 1, II, 1, p. 106).
    "Ben è vero, carissimi, che Dio ha fatto l’uomo, quanto all’animo, volubile e mutabile, acciocché non si firrmasse nel male; e inoltre acciocché, ritrovandosi nel bene, non stesse, ma passasse da un bene in un    altro miglior bene, e da quello in un altro maggiore; e così, passando da una virtù in un’altra, arrivasse al sommo colmo di virtù" (L. II, p. 30).
    "Il non andare avanti nella via di Dio e lo stare fermi, è un ritornare indietro" ( S. VI, p. 203).

Riformare gli altri: ovvero l'apostolato

"Voleva che fossimo piante e colonne (1Tim III, 15) della rinnovazione del fervor cristiano" (L. VII,p. 65)
Il carisma si è concretizzato e continua a concretizzarsi secondo le circostanze di tempo e spazio.

- Azione spirituale. 
  • Direzione spirituale (L. III, IV, XI)
  • Estirpare e rimuovere "le male piante della irrisolutezza e della negligenza" (L. II, fine)
  • Rimuovere la tiepidezza, "questa pestifera e maggior nemica di Cristo, la quale sì grande regna ai tempi moderni" (L. V, p. 50)
  • Presentare il Crocifisso e lasciarsi guidare da lui. "Figliuole care, spiegate le vostre bandiere, che presto il Crocifisso vi manderà ad annunciare la               vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto" (L. V, p. 50).

- Pratica religiosa. 
  • Santificazione vuol dire convertirsi a Dio intrinsecamente ed estrinsecamente.
  • - Intrinsecamente, quando mediti i tuoi peccati o i benefici di Dio, quando santifichi le feste; confessando il tuo errore con la voce o almeno mentalmente; meditare, unirsi a Dio, elevare la mente, fare l’orazione e in più contemplare.
    - Estrinsecamente, leggendo qualche cosa della Scrittura, dicendo Salmi; e in più offrendo il sacrificio del tuo corpo, macerandolo, macerandolo per amor di Dio, dell’anima, unendola a Dio offrendo il sacrificio dei sacrifici, la Santissima Eucarestia (S. III, p. 148-149, passim)
  • Adorare il Crocifisso vivo (P. Giuseppe Cagni, Quaderni di vita barnabitica, n. 3, 1979; p. 78).

- Attività. 
  • Adiutores episcoporum - Ministero in parrocchia e in case di spiritualità - Missioni
  • Convitti - Scuola: campo letterario, scientifico, artistico

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