"San Paolo e Sant'Antonio Maria Zaccaria: il carisma paolino nel Santo
Fondatore dei Padri Barnabiti"
di

Padre Mauro Espen

INTRODUZIONE.

II tema che mi è stato proposto è un argomento molto vasto, tuttora oggetto di ricerca all'interno della famiglia religiosa dei Chierici Regolari di San Paolo, detti Barnabiti. La scelta di approccio sarà pertanto quella di una conversazione attraverso la quale presenterò a grandi linee il "paolinismo" o "carisma paolino" di Sant'Antonio Maria Zaccaria.
Partiremo con il chiarire innanzitutto che cosa intendiamo, in questo contesto, con il termine "carisma paolino" per poi passare a un confronto, limitato ad alcuni aspetti, tra San Paolo e Sant'Antonio Maria, per concludere infine con alcune considerazioni sulla realtà attuale del carisma paolino nella "famiglia di Sant'Antonio Maria".


CARISMA.
Può essere importante cominciare con l'illustrare il termine carisma che attualmente è largamente usato in ambito ecclesiale. Il termine carisma nella sua etimologia generale designa l'oggetto e il risultato della grazia divina (charis). E', potremmo dire, una specie di favore o regalo di Dio ai credenti di ogni ordine e grado. E' un vocabolo che con la radice greca char indica qualcosa che produce benessere, il risultato di una donazione. E' sconosciuto nel greco classico, nelle religioni misteriche dell'ambiente ellenistico ed anche nel greco biblico, tranne che nel NT dove è presente 17 volte, 16 in San Paolo e 1 in San Pietro. In ambito ecclesiale scompare ben presto per ricomparire agli inizi del 1900 e trovare nel Concilio Vaticano II un notevole trampolino di lancio.


CARISMA PAOLINO.
Parlando di carisma paolino dobbiamo fare subito una distinzione. Da una parte possiamo intendere con questo termine un dono di grazia che riguarda San Paolo e dall'altra possiamo intendere una particolare componente spirituale alla quale qualcuno si riferisce o la fa propria, imitandola. E' quest'ultima accezione che diventa il filo conduttore della nostra trattazione.
Nasce subito il problema di comprendere cosa Sant'Antonio Maria vedesse in San Paolo, quale fosse il suo "paolinismo" o "carisma paolino". Ciascuno di noi può infatti ispirarsi a San Paolo e ciascuno lo farà nel suo modo proprio, in base alle proprie propensioni e gusti letterali, dottrinali, umani e affettivi. Chi poi, come Sant'Antonio Maria, ne fa il maestro interiore, il punto di riferimento costante del proprio "progresso spirituale" allora può accadere che se ne assimili il linguaggio, il sentire
interiore, la tensione evangelizzatrice.
Il carisma paolino diventa allora una "fisionomia spirituale" che si sente particolarmente adatta a se stessi.

SAN PAOLO e SANT'ANTONIO MARIA ZACCARIA.
La produzione sul rapporto tra i due santi è molto vasta. Con la pubblicazione integrale degli Scritti del Fondatore nel 1952 il pensiero di Sant'Antonio Maria è entrato nei programmi di formazione dei
giovani Barnabiti e nel tempo ha destato sempre più interesse in tanti confratelli da portare poi a tanti studi e pubblicazioni sia a carattere scientifico che divulgativo.
La linea di presentazione che ho scelto, per questo nostro incontro, è la linea filiale; guardare a Sant'Antonio e a San Paolo con quel tipico atteggiamento familiare di chi sente i due santi come parte di una comunità, di una famiglia. In fondo è lo stesso atteggiamento che aveva Sant'Antonio nei confronti di San Paolo, cosa che traspare nei suoi scritti quando chiama l'Apostolo "Paolo nostro" o "il nostro Paolo".
Si tratta dunque di un approccio esistenziale, il più consono per far emergere quelle "sfumature" del "carisma paolino" perché, non dimentichiamolo, il carisma è qualcosa di vitale che richiama a sua volta una sequela vera, concreta, storica: il carisma non si studia, si vive!
La nostra conversazione tenterà dunque di far emergere il tratto esistenziale di quell'assimilarsi di Sant'Antonio Maria a San Paolo per via di empatia, simpatia, pur rimanendo come è ovvio se stesso, anzi aggiungendo quelle sfumature tali che distinguono, per esempio i Chierici Regolari di San Paolo (Barnabiti) dai componenti della famiglia paolina di don Alberione.
Qui di seguito vi offro uno schema del percorso che ora compiremo sulle orme di Sant'Antonio Maria e di san Paolo.


1. LE TESTIMONIANZE.
Varie sono le testimonianze coeve al Fondatore e tutte univoche nell'informarci della assidua lettura dei testi paolini e delle reminiscenze paoline nei suoi discorsi, prediche o sermoni.


2. AFFINITA' DI CARATTERE.
Accanto alle testimonianze della lettura, meditazione, assimilazione dei testi paolini sono state rilevate non poche affinità di carattere fra San Paolo e Sant' Antonio. Egli trovava in San Paolo della consonanze sul piano del carattere Doveva attirarlo, dell'Apostolo, le qualità di decisione e di risolutezza, l'opposizione a ogni forma di compromesso, la lotta alla mediocrità, lo spendersi senza risparmio, il misto di tenerezza e di intransigenza nei confronti dei suoi, l'essersi deciso per Cristo una volta per tutte.


3. TITOLI PAOLINI.
Vari sono i titoli che Sant'Antonio Maria attribuisce a San Paolo. Solo per citare quelli in lingua italiana: "divin Paolo", "padre", "divin padre", "dolce padre", "santo padre", "Paolo nostro", "dotto Paolo", "vero amico di Dio", "Apostolo".

4. CITAZIONI DI SAN PAOLO.
Per ragioni di brevità vi offro un elenco panoramico:
citazioni del testo latino citazioni in traduzione italiana parafrasi del testo biblico allusioni evidenti al testo biblico allusioni velate al testo biblico possibili paralleli scritturistici.


tipo AT NT Lettere + Atti
citzioni del testo latino 61 35 82
citazioni in traduzione italiana 37 14 72
parafrasi del testo biblico 133 63 204
allusioni evidenti al testo biblico 297 162 424
allusioni velate al testo biblico 492 328 565
possibili paralleli scritturistici 351 232 450

Risalta subito la preponderanza delle citazioni paoline rispetto agli altri libri della sacra Scrittura. E' un dato che non può lasciarci indifferenti e che apre degli "orizzonti" di riflessione sulla figura di Sant'Antonio Maria.
Anche il modo di citare è particolare e oltre a dipendere dal genere letterario (c'è differenza infatti tra Sermoni e Lettere) è sempre mnemonico, spesso esse sono abbreviate e non solo per motivo di brevità ma come se fossero messe lì a riferimento, pronte all'uso della predicazione, un accenno e via, la memoria avrebbe recuperato la citazione intera. Questo modo di usare i testi di San Paolo indica l'intenzione spirituale, parenetica, esortativa dei suoi scritti.


5. DOTTRINE PAOLINE.
Su questo argomento, rispetto ad altri autori barnabiti, che determinano con sicurezza quelle che sono le dottrine desunte da San Paolo, io preferisco muovermi con cautela, poiché lo Zaccaria non è un teologo sistematico e perché la sua fonte dottrinale non è solo san Paolo ma la tradizione patristica. Ciò posto non possiamo escludere che San Paolo abbia giocato un forte ruolo nella formazione dottrinale dello Zaccaria.


6. RIFERIMENTI ALLA VITA DI SAN PAOLO.
Di San Paolo, Sant'Antonio Maria non citava solo i testi ma anche la vita facendone un continuo riferimento per sé e per gli altri. Emblematica in questo caso è la Lettera IX tutta imbastita sulla presentazione di Saulo agli apostoli da parte di San Barnaba. San Paolo, dunque, è per lo Zaccaria non solo maestro con l'insegnamento ma anche con la vita.


7. COMMENTI ALLE LETTERE DI SAN PAOLO.
Se, come abbiamo visto nel paragrafo dedicato alle citazioni, il linguaggio di Sant'Antonio dipende molto da quello di San Paolo, non dobbiamo stupirci di imbatterci in qualche commento delle epistole paoline. In particolare la prima parte del Sermone IV è un commento di 1 Cor 13 , il famoso Inno alla carità mentre la Allocuzione del 4 ottobre 1534 non è altro che una Lectio divina di 1 Cor 4,10. E' interessante notare il contesto in cui si sviluppano questi commenti per azzardare qualche ipotesi sul tratto tipico della spiritualità di sant'Antonio Maria.


8. FAMILIARITA' CON L'APOSTOLO.
Da quanto emerge dagli scritti dello Zaccaria (Sermoni, Lettere, Costituzioni) risulta un rapporto estremamente familiare, confidenziale, amichevole. Per ragioni di brevità non mi dilungo.


9. AFFINITA' NELLO STILE EPISTOLARE.
Persino nello stile epistolare esistono delle affinità e qui mi affido a due bellissimi rilievi di miei due confratelli: Padre Michelini e Padre Bonini.
Il Michelini affabilmente scrive: " Se l'amore di figli non facesse velo, staremmo per dire che avvenne per lo stile di s. Antonio Maria quello che avvenne per lo stile di s.Paolo, tanto nel maestro che nel discepolo è lontanissimo lo scopo letterario; e gli scritti rivelano l'occasione, il poco tempo che rimaneva libero e del quale usava per scrivere lettere, fissar qualche appunto, dove lo straripante pensiero forza, alle volte, l'espressione sì da renderla oscura e disadorna."
Padre Bonini magistralmente annota: "Nelle Lettere del Fondatore anche il tono si adegua a quello delle lettere di Paolo, dal saluto iniziale allo sviluppo del tema, al momento esortativo, ai saluti finali. Traspare nei due Santi la molla che li induce a scrivere, cioè il desiderio esclusivo di "guadagnare in se stessi e nel
prossimo", sia che scrivano ai singoli , sia che scrivano alla comunità. E l'assimilazione dello spirito di Paolo da parte di Antonio Maria è tale che, pur nell'impatto stilistico che gli è proprio, fatto di urgenza espressiva e di lessico familiare, è possibile cogliere echi e riflessi di locuzioni paoline, quando addirittura non si incontra tradotta la frase di Paolo".


10. LE ORIGINI DEL PAOLINISMO ZACCARIANO.
E' questo uno dei punti attualmente allo studio. Bisogna riconoscere che questo è un campo d'indagine molto vasto. La mia tesi di laurea del 1993 ha dato qualche apporto e qualche indizio ma nessuno ha proseguito preferendo affrontare altri argomenti biblico-spirituali dello Zaccaria. Io stesso, assorbito dal altri impegni non ho il tempo di "rimettermi nel solco della ricerca". Allo stato attuale possiamo dire che esistono due scuole di pensiero: una sottolinea che la fonte del carisma paolino sia 1' Evangelismo, 1' Umanesimo cristiano, la Devotio Moderna, l'altra sostiene che la fonte sia la tradizione patristico-monastica.
Nel primo caso lo Zaccaria sarebbe figlio di quel movimento spirituale moderno che all'interno dell'Umanesimo cristiano (Erasmo da Rotterdam) si esprimeva poi nell'Evangelismo (ritornare ai testi saltando l'apporto della tradizione) e nella Devotio moderna (vita comune, pratiche di pietà improntate alla sacra Scrittura).
Nel secondo, lo Zaccaria sarebbe interprete della tradizione vivente della chiesa, innestato sulla tradizione scritturistica filtrata dalla patristica e dal monachesimo.
Ad avvalorare questa seconda ipotesi ci sono dei riferimenti precisi di Sant'Antonio Maria reperibili nelle sue Costituzioni.
La via da percorrere a mio avviso e proprio questa, studiare quegli autori, Giovanni Cassiano e Giovanni Climaco in particolare, senza trascurare Isacco di Ninive e Giovanni Crisostomo.


IL CARISMA PAOLINO.
Da questo excursus emerge la difficoltà, allo stato attuale della ricerca, di esprimerci con compiutezza su un argomento come questo. Due possono essere innanzitutto i rischi, il primo è quello di enfatizzare a tal punto San Paolo da sminuire la figura dello Zaccaria, tanto da fare di quest'ultimo una pedissequa, astorica e inutile imitazione dell'apostolo, il secondo, all'opposto, è quello di enfatizzare il lavoro positivo di assimilazione compiuto dello Zaccaria tanto da farne un nuovo san Paolo. Sono ovviamente conclusioni estreme da evitare ma che possono "serpeggiare" nel cuore dei "figlioli e piante di Paolo".
La soluzione è quella equilibrata che nasce e si sviluppa su due direttrici: quella della ricerca delle fonti e quella esistenziale
Quest'ultima è quella testé accennata dello studio-lettura dei grandi maestri dello spirito della tradizione patristica.
E' la direttrice dell'amore, dell'affetto filiale, del trovare in san Paolo e in Sant'Antonio Maria dei Padri e dei maestri di spirito. E' la via "vocazionale": afferrati da Sant'Antonio arriviamo a San Paolo e vediamo in quest'ultimo quanto il primo vedeva nel secondo.
Attraverso questa via, percorribile da tutti, basta a-vere in mano gli scritti del Fondatore e le Lettere di Paolo, si apre quella ricerca vitale della fonte che disseta e che trova in questa via della gradualità (tipico pensiero zaccariano) tre polle d'acqua zampillante, una più ristoratrice dell'altra: Sant'Antonio, San Paolo, Cristo.
In questa prospettiva, dunque, non vi sembri né strano né deludente, non ha importanza cosa abbia attinto Sant'Antonio da San Paolo, se questo o quello, se una dottrina o un'altra, se il Paolo apostolo o il Paolo maestro! Sant'Antonio attinge tutto Paolo e tutto poi plasma e adatta per "la riforma dei costumi' per "la rinnovazione del fervor cristiano" .
Negli scritti zaccariani non rileviamo infatti una teologia, una cristologia e una pneumatologia specifiche ma possiamo parlare di una teologia sapienziale che tutto comprende, dal momento dogmatico a quello morale, dal momento contemplativo a quello ascetico. Sant'Antonio Maria è maestro di spirito e quello che spicca in lui, e se vogliamo è una coloritura del suo carisma paolino, è la prospettiva del progresso spirituale e della riforma, prima di se e poi degli altri , procedendo con gradualità, lottando contro Madonna Tepidità e giungendo alla vittoria di se stessi.


CONCLUSIONE.
Le parole in grassetto sono alcuni "cavalli di battaglia" di Sant'Antonio Maria, in alcune di esse, come espressione, ritroviamo delle metafore paoline, ma in tutte ritroviamo quel fuoco, simile al bagliore sfolgorante di Damasco, che chiama e spinge all'annuncio del Cristo crocifisso e risorto. Attorno al mistero di Cristo crocifisso e risorto ritroviamo il cuore dei carisma paolino-zaccariano. Sant'Antonio va a San Paolo perché in lui sente e scopre quell' amore per Cristo che egli stesso vuole e desidera vivere.
Il carisma paolino di Sant'Antonio Maria si scopre appieno per via di amore, di sintonia spirituale, di immedesimazione con Cristo crocifisso e risorto Lo studio delle fonti può chiarire, può aiutare, può indirizzare, ma se non c'è sintonia spirituale, se l'anima non vibra all'unisono, il carisma paolinozaccariano si potrà descrivere, forse anche vivisezionare in mille particolarità, ma non si potrà cogliere nella sua vitalità , nella sua freschezza, nella sua soavità interiore. Chiudo questa conversazione, che spero non sia stata noiosa, con quelle che ritengo le parole più belle di Sant'Antonio Maria, quelle che direbbe lui hanno "in sé un non so che" (L. XI ) le troviamo all'inizio del Sermone Il e le usiamo a modo di conclusione ornate:


"La vita spirituale consiste in questo:
che l'uomo abbia sempre l'intenzione sua a Dio,
e altro non brami clic Dio,
e di altro non si ricordi che del medesimo Dio,
anzi, che ogni sua azione la incominci
dopo aver invocato il nome del suo Signore,
ed a Lui la diriga;
e brevemente ha raccolto ogni suo
intendere, volere, ricordare, sentire e operare
nella Bontà divina;
e insieme il cuore e la carne esultano nel Dio vivo
e Cristo vive nell'uomo
e non più esso uomo (Gal 2,20);
e l'anima sua è governata dallo Spirito di Dio
come il corpo dall'anima;
e lo spirito suo gli rende testimonio
che sono figliuoli di Dio (Rm 8,16)
e che sono un esempio vivo di Cristo,
tanto che dicono con l'Apostolo:
"Siate imitatori di noi, come noi ai Cristo" (1Cor 4,16)
quasi dicessero: "Volete il vivo esempio di Cristo? Guardate in noi".