Crisi della fede e proclamazione del
Vangelo all'inizio del 3° Millennio:
riflessioni e proposte.

Relazione tenuta il 17 gennaio 2006
dal Prof. Antonio De Santi
nell'ambito degli incontri
DISCUTERE PER CAPIRE

 

IL PLURALISMO

I segni dei tempi
li pluralismo: una ricchezza dal punto di vista della varietà antropologica e culturale, religiosa e razziale, ma che porta con sé evidenti problemi di integrazione. Difficoltà di comporre il nostro ordinamento giuridico con quello di provenienza degli stranieri che giungono in Italia Lo strumento più consono per una intesa fra popoli così diversi fra loro è la ragione, non la fede religiosa. Purtroppo, però, la ragione è una istanza comune ma non completamente univoca, giacché risente profondamente degli obiettivi di senso culturali e religiosi tipici di ciascun popolo.

Crisi della fede e dell'evangelizzazione
Di fronte al pluralismo, la evangelizzazione avrà una capacità di penetrazione molto differenziata, che va dal semplice far lievitare le culture fino a far assumere radicalmente Cristo quale unica via di salvezza. Di fronte alle religioni che hanno una pretesa di assolutezza come Ebraismo e Islam, non si va oltre il primo aspetto del lievito della cultura. Di fronte alle religioni più inclini al sincretismo, come Induismo e New Age, si può ottenere un effetto analogo. Paradossalmente gli atei, gli indifferenti e i senza religione specifica potrebbero abbracciare Cristo come unico Salvatore.

Verso la speranza
Di fronte alla società pluralista, è necessario calcare molto la mano su tutto quanto ci unisce. Va benissimo insistere sui Diritti Fondamentali dell'Uomo, sulla Dignità dell'Uomo, sulla tutela del nostro pianeta, anche se la scarsa fondazione che questi valori hanno per molte persone non credenti o professanti forme di religione poco inclini a valorizzare l'uomo, rischia di fare di essi un contenitore vuoto. Più interessante è invece osservare i contributi positivi e originali che nascono da culture, religioni, popoli specifici per aiutarci a vivere meglio l'adesione a Cristo.
 

LA POLITICA

I segni dei tempi
Nella società attuale si assiste ad un degrado immenso della politica, la quale è entrata massivamente in tutti i settori della nostra vita e non certo per fare il bene comune. I telegiornali danno uno spazio enorme ai leader politici, interrogandoli e facendone degli opínionisti su tutti gli argomenti. Questi leader hanno un potere enorme e sono i principali modelli di un degrado dei valore della parola e di una legittima sfiducia dei cittadini nel valore delle istituzioni. Negli alti vertici, sanno trasmettere solo un potente attaccamento alla poltrona e giocano quasi esclusivamente a screditare i membri della parte avversa.

Crisi della fede e dell'evangelizzazione
L'evangelizzazione è gravemente penalizzata dei degrado della politica dato che il Vangelo non ha soltanto una rilevanza spirituale, ma contiene in sé un germe per una radicale trasformazione della società. Una buona parte del mondo politico, in nome di un laicismo arbitrario, si scaglia contro la Chiesa Cattolica con la speranza di farla precipitare. Al contempo, però, data la profondità e la coerenza del pensiero cristiano ufficiale, tutti i politici fanno a gara a presentarsi come cristiani o come gente in ricerca o come gente che ha studiato dai preti, mettendo ulteriore confusione nella testa delle persone e nella predicazione dei Vangelo.

Verso la speranza
Giovanni Paolo II, di fronte alla latitanza della classe politica di ispirazione cattolica, sempre più lontane dal rappresentare adeguatamente le istanze del cristianesimo, ha inaugurato un periodo di sempre più diretto intervento della Chiesa nelle vicende civili e politiche del popolo italiano. Siccome il principio della autonomia delle realtà temporali, sacrosanto, in politica stava approdando alla secolarizzazione totale, è sceso in campo direttamente, secondo un modello polacco. I vescovi (es. Ruini) adesso sono più "pervasivi" di prima nelle faccende civili. La speranza però è che il loro intervento sia di sprone ad una nuova classe politica, che faccia adeguata mediazione fra Vangelo e vita sociale.


LA TELEVISIONE

I segni dei tempi
La TV è di gran lunga la principale agenzia educativa o diseducativa della maggior parte dei nostri concittadini. Oggi le persone sono abituate a subire le opinioni televisive piuttosto che a discuterle. Nel suo porsi, la TV ha un potere enorme: la nostra psiche tende ad accordargli verità, fiducia ed essa, approfittando di ciò, ci pilota il modo di pensare. Molta gente ricerca la TV come compagnia ma piano piano è portata ad un atteggiamento passivo, insensibile e rinunciatario di fronte alla realtà.

Crisi della fede e dell'evangelizzazione
L'evangelizzazione trova delle menti intorpidite dai messaggi televisivi. Il mondo delle emozioni e dei sentimenti è come imballato e invece di vibrare al dolce suono dell'amore di Gesù, rimane invischiato nelle fiction e nelle soap opera, nelle trasmissioni con premi assai ricchi o nella informazione tendenziosa. La TV potrebbe essere un ottimo veicolo di evangelizzazione e talora lo è davvero ma il clima televisivo rappresentato dei messaggi commerciali, erotici, magico-esoterìci e similari interferisce drammaticamente con una ricezione fruttuosa dell'amore di Cristo Signore.

Verso la speranza
Ci sono alcuni comitati, come I'AIART, che fanno pressione per il miglioramento dei palinsesti televisivi. C'è un utilizzo creativo dell'audience, tale da penalizzare i programmi negativi evitando di selezionarli. Ci sono i videoregistratori o lettori DVD che permettono alle famiglie di proiettare e di vedere con i figli programmi scelti e formativi invece di programmi "subiti". Talora la TV ci propone spettacoli di buon livello, anche a carattere religioso e spesso si trovano opinionisti cattolici (preti o non) di notevole levatura in programmi vari. La TV attenua la solitudine specialmente negli anziani e nei malati.


IL COMPUTER

I segni dei tempi
Viviamo in piena era del computer. Se la TV è il mezzo di comunicazione più adoperato, fra qualche decennio il computer la sovrasterà totalmente e la TV sarà una delle tante funzioni del computer. Il computer lascia maggior spazio alla creatività, ma può diventare un potente mezzo di alienazione sociale. Tante funzioni le faremo tramite computer e questo ci porterà ad essere sempre più autosufficienti. Tuttavia si rischia di perdere affezione per il contatto diretto con le cose e con i rapporti interumani, entrando in una vita più virtuale che reale.

Crisi della fede e dell'evangelizzazione
L'evangelizzazione può trovare un formidabile alleato nel computer, in Internet, basti pensare che anche i monasteri di clausura si sono attivati per fare il servizio di risposta via e-mail ai quesiti posti dalla gente comune, senza alterare lo stile di vita del monastero. Ma il computer è anche il mondo dei siti satanici, pedo-pornografici, commerciali, antireligiosi e antiumani, razzisti e così via. Dal cattivo uso della realtà virtuale, si possono perfino mettere in ombra le caratteristiche benefiche del Mistero dell'Incarnazione di Cristo. Cristo viene per assumere la carne, per toccare l'uomo in ogni aspetto della sua vita reale, non per farlo fuggire da se stesso.

Verso la speranza
La speranza in questo settore è legata alla utilizzazione delle immense risorse comunicative che il mondo della multimedialità contiene in sé. La posta istantanea che raggiunge ogni parte del mondo è una risorsa eccellente per unificare la comune famiglia umana. Alcuni siti web divengono delle vere e proprie ancore di salvezza, penso a quei siti aperti per raccogliere notizie utili in caso di calamità naturali. Anche la Chiesa si è dotata dì interessanti spazi sulla rete multimediale, con pagine di buona levatura nel campo della informazione religiosa, della liturgia e spiritualità, della evangelizzazione. Internet fornisce una banca dati pressoché sconfinato e semplifica ed economizza moltissimi servizi di uso comune.


IL LOBBISMO

I segni dei tempi
un carattere determinante della nostra società è la pressione delle lobby di qualunque estrazione al fine di ottenere potere per sé e per i propri protetti ed espansione del proprio raggio di azione nei più svariati campi di interesse. Nella Chiesa c'è il pericolo di sentire il proprio movimento o gruppo di appartenenza come quello cristiano per eccellenza.

Crisi della fede e dell'evangelizzazione
La mentalità lobbistica e settario è un ostacolo evidente all'evangelizzazione, che ha bisogno di percorsi di spoliazione e non di arricchimento di privilegi. Ancora oggi c'è chi ricerca la Chiesa non per quel mistero di Salvezza che Dio ha posto in essa ma per dei vantaggi pratici che potrebbe portare, per dei tornaconti personali.

Verso la speranza
Il mondo del volontariato, il recupero della dimensione della gratuità e della preghiera, l'esperienza di Chiesa come comunità che raduna in unità i gruppi e le persone dalle sensibilità, razze, ceti sociali, appartenenze più disparate, sono segni di speranza contro il pericolo lobbistico sempre attuale e in agguato. Il coordinamento fra gruppi ecclesiali diversi apre ad una più matura esperienza di Chiesa.


IL TELEFONINO

I segni dei tempi
la telefonia cellulare è un'altra rivoluzione dei nostri tempi. Le compagnie telefoniche si arricchiscono alle nostre spalle. Possiamo comunicare con tutti e sempre ma anche essere localizzati da tutti e sempre. La legge sulla privacy, di per sé positiva, finisce per essere un ipocrita velo di cipolla per nascondere intrighi, guadagni più o meno illeciti, per salvare la facciata quando l'interno è sporco.

Crisi della fede e dell'evangelizzazione
II telefonino carne tale è un aiuto alla evangelizzazione, giacché il contatto fra operatori del Vangelo e persone bisognose di Esso si può fare più costante e diffuso. D'altra parte il telefonìno è molto invasivo nella vita di alcuni, divenuti cultori dei messaggini e degli squilli. Fra gli adolescenti, il telefonino nasconde delle paure di rimanere soli ed una diffusa difficoltà a fare introspezione e a valorizzare i momenti di solitudine.

Verso la speranza
Ci sono quelle interessanti iniziative dei messaggini a favore di enti benefici o di campagne per la salute e in occasione di calamità naturali. Le famiglie e le persone care possono stare in contatto e in comunicazione fra loro anche con distanze spaziali enormi. Un vescovo assai comunicativo, alla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia raccontò che ha dato ai giovani della sua piccola diocesi il suo numero di cellulare per una sua piena reperibilità.


LA DERIVA ESISTENZIALE

I segni dei tempi
tipica dei nostri tempi è una sorta di deriva esistenziale. L'uomo si sente solo, lasciato a se stesso, fragile nelle sue scelte e nei suoi legami parentali e affettivi, precario nel lavoro e nella salute. I modelli proposti dalla moda sono efficientistici e basati sulla competizione. L'uomo di oggi teme sempre di non potercela fare, di non essere all'altezza, di rimanere troppo indietro

Crisi della fede e dell'evangelizzazione

questa condizione contemporanea di deriva esistenziale, che di per sé sarebbe il teatro ideale per una energica evangelizzazione (Cristo è venuto per i poveri, gli sconsolati, i peccatori), tante volte è invece un ostacolo per il Vangelo. Molti infatti si sentono dimenticati da Dio e la loro condizione di infelicità sembra la riprova che non esiste un Dio che ci amo davvero

Verso la speranza
La condizione di deriva esistenziale può diventare davvero la molla che scatena una conversione profonda e radicale. Infatti i progressi della tecnica che hanno segnato profondamente il nostro tempo non possono salvare l'uomo in profondità. La cosa grave è che l'uomo di oggi fra perdere la fede e soffrire un po' la fame sceglierebbe di sicuro la prima opzione: ma mentre mangiando bene non è detto che si trovi la fede, avendo fede si riceve da Dio il pane quotidiano in grande abbondanza e soprattutto si fa esperienza che l'uomo vive essenzialmente "di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio"


DUE PROPOSTE PER UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

1- UNA SPIRITUALITÀ' TRINITARIA MISTICA E CONTEMPLATIVA CHE ABBRACCIA DIO UOMO E COSMO NEL SEGNO DELLA TRASCENDENZA (PADRE), DELL'INCARNAZIONE (FIGLIO) E DELLA INABITAZIONE (SPIRITO SANTO)

Se non si è ripieni dell'amore di Dio in ogni momento, non si può evangelizzare. L'uomo lasciato nella solitudine totale, perde la fede e non può evangelizzare: la fede è un evento di comunicazione. L'uomo che pone le sue speranze nell'altro uomo crolla e non può evangelizzare: la fede trae la propria consistenza da Dio e non dal volere dell'uomo.
Nella vita di noi cristiani deve mantenersi viva la percezione della trascendenza di Dio. Dio è infinitamente superiore ad ogni determinazione, ad ogni attesa, ad ogni pensiero. In particolare, non si trascuri la preghiera come pratica quotidiana, armonizzata con i ritmi di vita tipici della propria giornata. La preghiera mi fa vivere la consapevolezza che Dio è sempre con me e mi ama, che faccio parte di una comunità che è la Chiesa, che il mio futuro è saldo nella mani del Creatore. Ma anche che Dio è oltre ogni cosa che mi capita, oltre il mio dolore e oltre la mia gioia, oltre gli insuccessi e i successi. Egli custodisce il mio tesoro in cielo "ove la tignola e la ruggine non corrodono"; mi trapianta nell'Eternità e io vivo il mio "oggi" temporale dentro la luce di quell' "oggi" eterno in cui regna incontrastato l'Amore del Nostro Signore Gesù Cristo, nella piena comunione con il Padre e con lo Spirito.
Nella vita di noi cristiani deve mantenersi viva la percezione che Dio è in ogni uomo che incontriamo sul nostro cammino, Ogni uomo che teniamo di fronte ai nostri occhi è innanzitutto fatto "a immagine e somiglianza di Dio". Questa caratteristica, addirittura, si potenzia nei battezzati che possono essere considerati, come dice san Paolo, "membra del Corpo di Cristo". Siccome, poi, Dio è uno solo "Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti", anche se la frase è riferita particolarmente ai cristiani, riguarda però ogni uomo e dunque in ogni uomo noi troviamo Cristo da amare.
E sappiamo che saremo giudicati in base all'amore che avremo avuto per il prossimo, nel quale si rende presente Cristo in persona (Mt 25, 31-46). Ecco dunque che, nell'amore per il prossimo, si realizza in modo profondissimo e sublime l'amore per Cristo Gesù, il quale si fa trovare specialmente nella Parola, nei Sacramenti e nelle Membra del suo Corpo, che sono gli esseri umani.
Nella vita di noi cristiani deve mantenersi viva la percezione che Dio inabita nel cosmo, nelle attività temporali volte alla trasformazione del mondo, nella necessità di "trattare le cose temporali ordinandole secondo Dio" (Concilio Vaticano II). Bisogna utilizzare le risorse del cosmo secondo la finalità che Dio ha dato ad esse, rispettare l'intima natura delle cose per metterle a servizio del bene di ciascun uomo. Il lavoro è una attività che contribuisce a questo progetto di armonizzazione, che procede da Dio.
Nelle culture protestanti si insiste sul fatto che il lavoro è una vera e propria chiamata (tedesco Beruf, da rufen= chiamare).
Le attività creative, artistiche, artigianali, agricole, industriali, del terzo settore, quando sono svolte secondo giustizia e amore, divengono dei veri e propri atti di culto a Dio e di amore per i fratelli, perché sono sostenute da quello Spirito Santo che "aleggiava sulle acque" (Gn 1,2) ai momento della creazione del mondo.
Nel Terzo Millennio è fondamentale che la Chiesa faccia proprio il monito di Giovanni Paolo Il della Tertio Millennio Adveniente, che così può essere parafrasato: " O il Terzo Millennio sarà cristiano o non potrà essere più". Ma perché ciò avvenga, è necessario un cristianesimo "mistico" ovvero radicato nella contemplazione del mistero di Dio. Ogni cristiano è chiamato ad una sorto di "monachesimo interiore" che lo porta a vivere tutto di sé alla presenza di Dio, sia quando pensa a Lui, sia quando è immerso nella vita sociale e comunitaria a contatto con gli uomini e con le cose. Nessuno di noi si può permettere di tenere fuori dall'amore di Dio neanche un solo istante della propria vita. Anche il peccato, atto di per sé contrario al volere di Dio, attende il perdono per poter purificare quelle parti di bene che in esso sono contenute e per produrre un incremento di amore nella creatura perdonato da Dio.

2 - DA MAESTRI A TESTIMONI, DA TESTIMONI A MEDIATORI.

Paolo VI diceva che "non occorrono maestri ma testimoni".
In realtà ci vogliono anche "maestri" ossia persone che parlino come con parole di Dio in un mondo che spesso è lontano dal Signore.
Ma l'insegnamento va unito alla testimonianza. Il testimone è colui che indica al mondo che Dio è presente e che Dio gli ha cambiato totalmente la vita. Il testimone punta il proprio indice nella direzione di Dio.
Il martire (= testimone) è colui che, in nome dell'amore di Dio, spende tutta la sua vita e si rende un santuario vivente, una fonte di acque viva a disposizione di chiunque voglia trovare Dio. Molte volte, però, le persone, pur ammirando il testimone, non ne seguono le orme, giacché lo sentono un modello troppo alto, che finisce per essere estraneo alla loro sensibilità. Ecco, allora, che scende in campo la funzione del "mediatore".
Nella 1Tm 2,5 si legge: "Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti".
La natura umano di Cristo è il prototipo di ogni nostra capacità di mediare. II mediatore non è colui che indica con il dito dove si trova Dio, né colui che rende presente Dio nella propria vita, ma colui che guida l'altro a scoprire Dio dal di dentro di sé. Come, infatti, Gesù Cristo, assumendo la natura umana, ha illuminato la vita di ogni uomo dal di dentro, così noi, "mediatori" sulla scia di Cristo,
"incarniamo" le molteplici attività umane tipiche della vita laicale nella speranza di giungere fino alle soglie della interiorità del nostro prossimo, per farlo innamorare di Cristo, per sperarne la conversione sincera.
A questo punto, la risorsa più grande che abbiamo per affascinare il mondo, provocandolo verso Cristo, è la fede nella potenza di Cristo e della sua Santissima Madre Maria. Non si tratta di fare grossi sforzi ma di comunicare "I'odore di Cristo", vivendo gomito a gomito con coloro che non lo conoscono o che, allontanatisi da Lui, sentono viva la nostalgia de) ritorno.
Forse il modo più evidente di evangelizzare è quello di mostrare agli altri che siamo fatti della loro stessa pasta e, nonostante tutto, opera in noi, senza alcun nostro merito, una potenza di amore disposta a perdonarci, a sostenerci nel nostro cammino di vita. Guarda caso, questa potenza di amore non intende rimanere in noi come in esseri privilegiati, ma desidera ardentemente raggiungere ogni uomo che sia in atteggiamento di ascolto, perché "Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1Tm 2,4)